mercoledì 21 giugno 2017

MARIE ANTOINETTE: how She and Her sad Life were seen in the eyes of the Victorians.


Quando guardiamo alla storia ed ai suoi personaggi ci rivolgiamo ai critici ed agli storici più vicini ai nostri tempi, alle autorità più moderne, ma ci siamo mai chiesti come talune figure che hanno fatto la storia apparissero agli occhi dei primi che raccontarono le loro vite, ossia a biografi che immediatamente succedettero loro e a quanto la loro ottica fosse influenzata dalla cultura del loro tempo ?


Dal film Marie Antoinette di Sofia Coppola, 2006. 



Ricercando sul web mi sono imbattuta in una breve biografia dell'austriaca regina dei francesi Marie Antoinette apparsa sul n.94 del GODEY'S LADYS BOOK AND MAGAZINE, (March 1877); esattamente 140 anni fa Mrs JOSEPHINE ROBBINS FULLER scriveva questo articolo, in parte romanzato, ma fedele ai fatti storici che condussero alla Rivoluzione e alla ghigliottina i regnanti francesi, che ci permette di entrare direttamente in contatto con il clima romantico e con i valori di cui era intriso il vittorianesimo: l'importanza dell'amore e della fedeltà coniugale, la benedizione dell'unione famigliare vista come promozione della benedizione celeste, la modestia, l'umiltà, la serena sopportazione del dolore come mezzo che promuove la beautitudine celeste... leggiamolo insieme ...

Le corone hanno molte spine, spine crudeli che talora conducono alla morte di chi le indossa. Marie Antoinette imparò tutta l'amarezza di questa triste verità. Ella dischiuse per la prima volta gli occhi al Palazzo Imperiale di Vienna il 2 Novembre del 1755 ed era la più giovane figlia dell'Imperatore Franz I. Stephan e dell'Imperatrice Maria Theresia d'Austria.
Trascorse la sua infanzia tranquillamente e serenamente con i suoi fratelli e le sue sorelle, vedendo raramente la sua maestosa madre e perse il padre quando aveva solamente 10 anni; ella aveva un'irreprensibile propensione per il divertimento, ma non possedeva quell'amore e quell'attitudine per l'acquisizione della conoscenza libresca, senza la quale gli insegnanti non servono a nulla e le opportunità sono pressoché inutili.


L'italiano era la sola lingua che sapesse parlare e scrivere, anche se più tardi imparò a conversare in francese. Era ignorante in fatto di storia, filosofia, persino della sua madre lingua tedesca; negli anni a venire sentì fortemente il peso delle sue carenze, ma non scoprì in nessun modo la debolezza, così comune alle piccole menti, ossia quella di essere invidiosa o gelosa di altri più fortunati di lei in queste cose. (N.d.T. a lato: 
Marie Antoinette, 1767)

All'età di 15 anni fu data in isposa a Louis Charles, erede al trono francese: a quel tempo ella era graziosa ed amabile, piena di vivacità e dotata di arguzia, era alta, le sue movenze erano disinvolte e maestose e vi era qualcosa nel modo in cui teneva il capo, nell'espressione vivace ed animata del suo volto, nella curvatura del suo collo, che diceva che poteva fare e dare tutto quello che era eroico, se fosse stato necessario. Il naso e gli zigomi prominenti, anche se alteravano la regolarità dei suoi tratti, aggiungevano energia all'espressione del viso. I suoi capelli erano di un chiarissimo celeste, ed i suoi occhi erano azzurri, franchi e scintillanti, le sue labbra turgide, spesso separate dai sorrisi allegri, lasciavano intravvedere la sua bella dentatura e le sue sopracciglia, alte e larghe, sembravano essere segno della felicità pronta a marcarle fossette sulle guance e a farle profferire parole spiritose che cadevano come perle dalle sue labbra.
Era quasi impossibile fare di questa libera, selvaggia, impulsiva creatura una donna rigida  dell'alta società. Ella spaventò gli individui cerimoniosi con la sua sconsiderata indifferenza dell'etichetta, disgustò i circoli intellettuali con la sua ignoranza e diffondeva  pregiudizi tra le masse dei francesi contro di lei circa la sua eccessiva frivolezza e stravaganza. Era tuttavia sincera e gentile e non avrebbe fatto ciò che riteneva sbagliato. Suo marito le somigliava solo in questo. Gli piacevano i libri e l'isolamento, ma era troppo saggio per interferire con i piaceri di sua moglie, aveva troppo giudizio e delicatezza per dire: "Ecco, questo è il mio modo di fare, agisci bene, come me".

Il loro matrimonio era uno di quelli combinati per ragioni politiche, e tali unioni hanno i loro vantaggi: se la giovane coppia non ha l'opportunità di immaginare di vivere una grande passione, non ha nemmeno da temere l'infelicità così spesso conosciuta, ossia quella di doversi risollevare dalla loro illusione dopo aver vissuto insieme poche settimane. Il giovane marito continuava a svolgere le proprie tranquille scoperte e studiò la moglie ad una rispettosa distanza, vide che era amabile e aveva molti tratti degni di ammirazione, e aspettò pazientemente il suo amore. Dopo essere stata sposata per sette anni, la vivace farfalla, stanca della sua vita fatua, piegò le ali e si innamorò del cuore di suo marito. Lui l'accolse con piacere e, in cambio, le diede un forte e onesto affetto maschio. Il loro era diventato l'amore che benedice sia il palazzo che l'altare. Non c'era nessun elemento che potesse comprometterne la gloria. Nessun rimorso con crepe lente e mortali trasformò ogni dolcezza in fiele non appena assaggiato. Nessuna circospezione vietava piacevoli reverie dell'amato, o la presenza che era beatitudine.

Il loro attaccamento si fondava sulla perfetta conoscenza reciproca e sul rispetto del bene reale nel carattere di ciascuno. Non si sconvolsero e si infastidirono l'un l'altro con le tante piccoli scaramucce per gelosia che alcune coppie sono così ingegnose di architettare. Il loro amore era profondo e sincero, un amore che si incontrava con il sorriso approvato di Dio, che nobilitava, che purificava e che si rese adatto al cielo. Non c'era più tristezza indefinita, né più solitudine del cuore, né più desiderio di insoddisfazione, ma una pienezza, una completezza, una benedizione che completava tutte le loro capacità per il godimento appieno della vita. E' in un simile amore, che migliaia di brillanti, fresche e nuove speranze nascono nello spirito: come sono rafforzate tutte le capacità dell'anima dalla saggezza! Raro, infatti, è un tale attaccamento, anzi, forse è considerato prezioso più della ricchezza, della fama o della conoscenza dalla maggioranza dell'umanità.
(N.d.T. foto sopra: Marie Antoinette e Loius in una stampa che rendeva pubblico il loro matrimonio) 

La regina lo apprezzava più di quanto apprezzasse il più costoso dei suoi gioielli e visse lietamente in devozione del marito. Belli crebbero i figli intorno a questo affettuoso focolare, legandosi ancora più vicino ai cuori dei loro genitori. Nessuna nuvola esterna poteva oscurare la felicità dolce, piena e ambrata di una simile unione. Solamente il pericolo li avrebbe attaccati più da vicino, e i destini avversi sarebbero statei stati avvertiti solo per il bene dell'amato. Così vissero per dodici anni senza dispiacere alcuno, tranne quando piansero la morte di due figli, ma anche un tale lutto perde la metà della sua gravità quando il cuore è pieno di affetto coniugale.

È sempre un piacere contemplare la felicità delle persone buone e noi daremo loro ora un'occhiata in uno dei loro momenti più felici. Marie Antoinette era seduta in un 'fauteuil', in un boudoir lussuosamente arredato nel suo piccolo palazzo, il Trianon, entro i confini di Versailles, il suo abbigliamento era un semplice abito bianco, i capelli erano disposti in modo semplice e casuale e non indossava gioielli; i suoi figli erano seduti accanto a lei. Un braccio era avvolto intorno a suo figlio, mentre la sua piccola giocava con la mano che aveva libera. Il re sedeva di fronte a loro, tenendo un libro aperto, che chiuse quando sua moglie espresse il desiderio di conversare con lui.

La calda aria estiva era temperata da un vento gaio che sulle sue morbide ali recava per così dire, un'eco di qualche delizioso, sognante e raffinato ritornello poetico. Toccava giocosamente la fronte elegante della regina e i riccioli sciolti dei suoi figli. Ella guardò fuori dalla finestra nel sereno blu del cielo e si fece carico dell'influenza della scena. In questo mondo ci sono momenti di tale squisitezza, quando sembra che i cieli siano vicini a noi, e tutto il mondo indossa un aspetto di una tale nuova, rara e divina bellezza, che non respiriamo se non con timore reverenziale; il pensiero è sospeso e siamo sostenuti al di sopra della realtà dalle onde di emozioni fantasiose ed estatiche.

Forse questa è una delle benedizioni riservate ai santi in cielo e ci sono permessi tali assaggi di beatitudine per convincerci quanto la felicità celeste possa eccedere la beatitudine di qualsiasi altra cosa quaggiù. E questi momenti, anche se rendono la vita molto deliziosa, ci predicano eloquentemente delle gioie di un'esistenza celeste. La regina avvertì tutto ciò mentre osservava le nuvole in movimento, con le loro forme che mutavano in modo strano. Dopo qualche istante, esclamò:


The Hameau de la Reine Marie Therese & Louis Charles with temple of Love in background



"Mio caro Louis, quanto potente deve essere il fascino del tuo libro se ti può distrarre da ogni bellezza viva e meravigliosa così liberamente osservabile in queste splendide vedute che la nostra finestra ci offre".


"Il mio libro non sortisce un sortilegio pari a quello della tua voce, mia ammaliatrice", rispose il marito galante, chiudendo il volume, e la malinconia abituale lasciò la sua fronte, mentre una espressione soffocata di genuina affettività si impossessava dei suoi tratti piacevoli.


"Ti ringrazio per quello che dici, con tutto il cuore, perché so che sei sincero", rispose Marie Antoinette, come se un'espressione di dolce tenerezza irradiasse dal viso espressivo. "È così delizioso," continuò, "avere un amico vero, nobile e amorevole in questo nostro mondo falso ed artefatto ".


"Sono contento che la pensi così", rispose il re, con voce e occhi che esprimevano un'emozione di gratitudine.


"Non la pensi così anche tu?" Chiese con semplice franchezza.


"Sì" rispose il marito. "Sono stato estraneo alla vera felicità fino a quando non ho conosciuto il vero amore per te e ho ricevuto lo stesso da te; ma comunque non ho mai potuto fare una figura ammirevole in qualsiasi assemblea gioiosa e frivola".


"Grazie per il complimento implicito che mi rivolgi", si rallegrò sorridendo la regina. "Provo molto divertimento in certi raduni divertenti di società, ma non è mai una profonda e soddisfacente felicità, come quella che mi donano le ore tranquille che trascorro con te e con i bambini. Questi risvegliano tutto ciò che è nobile nella mia natura, mentre tra le persone frivole vedo solo qualcosa che mi fa ridere e mi perdonerai, quando ti dico che le persone sono molto comiche alla corte di Francia.".

"Perché pensi così?" Chiese il re, con una piccola gelosia nazionale individuabile nei suoi toni.

"Le loro maniere sono talmente primitive, in nessun modo assomigliano alla graziosa libertà dei nostri allegri cortigiani a Vienna. Molte delle signore francesi sembrano macchine meccaniche che sono state brevettate e sono garantite per spostarsi, agire e guardare in un certo modo".

"Possiamo biasimarli se sono state addestrate?", fu la risposta ponderata del re.


"No, ma quelle dame artificiose trovano colpa in me, io che mai sono stata ingabbiata e addomesticata", si rallegrò Marie Antoinette, con ampio sorriso gioioso.

«Come fai a saperlo?» domandò il re, con un tono intriso di una certa preoccupazione.

"Dal loro sguardo e da come si mostrano di solito", rabbrividì la regina, in modo evidente. "Quando una delle mie giovani amiche, la marchesa, l'altro giorno, scherzava alle spalle delle vedove di alto rango, ciascuna delle quali sembrava avesse inghiottito un attizzatoio inflessibile lungo quanto la sua statura tanto inamidate apparivano, mentre faceva loro il verso appariva così buffa che io risi sconsideratamente. Avresti dovuto vedere le occhiate scandalizzate che mi furono rivolte".

"Ma questo è solo un caso, mia Marie".

"Potrei raccontartene tanti altri, perché ogni volta che spezzo una delle regole assurde della corte, i volti delle signore sembrano dire: Ecco la Tartara!" Il re abbassò lo sguardo guardò meditabondo. "Sono libera di ammettere", disse Marie Antoinette, con la sua franchezza abituale, "che forse il motivo principale per cui non mi piace la corte francese è perché mi è nemica. Penso tuttavia che laddove la gente abbia un'ideale adeguata nella loro natura per evitare atti grossolani, i modi spontanei ed irrefrenati siano preferibili a questa grottesca inamidatura".

"Senza alcun dubbio", rispose Luis; "Ma tutte le persone non hanno ideali. Molti hanno anche disposizione verso la crudeltà, ed è necessario per il bene della società che gli animali nascondano i loro artigli aguzzi sotto lunghi mantelli ".

"Presumo che tu abbia ragione. Non sono più filosofa che erudita", sospirò Marie Antoinette.

"Ma tu sei una saggia insegnante", rispose il marito con un sorriso.

"Perdonami, non capisco".

"Hai insegnato a un uomo, non troppo sensibile, tutto ciò che si intende per amore".

"Ho imparato la lezione dal mio allievo", rispose la regina, ardente.


"Sono tanto lusingato quanto felice", rispose Louis, "anche se mai capirò il tipo di problemi di cui Spencer parla quando inizia con


" Pienamente ti conosci, tu che non hai provato,

cosa significa essere in attesa di essere giudicato".

Eppure una dolce malinconia ha sempre aleggiato su di me, fino a che non ti ho amata, e sapevo che in cambio sarei stato amato da te. Ora sento che anche se dovessi sopportare del dolore, finché avrò il tuo amore, non potrei mai essere del tutto miserabile ".

"Sono così soddisfatta del presente, che non ho mai dei presagi oscuri sul futuro", fu la risposta allegra della felice moglie.


"Neanche io, mia bella regina", rispose il marito affettuoso.



Louise Campbell Clay, Marie Antoinette (1755-93) after Vigee-Lebrun



Questo era vero. Luigi XVI e Marie Antoinette erano talmente felici l'uno dell'altro che non erano in grado di rendersi conto dei brusii che facevano presagire la tempesta spaventosa che avrebbe presto sconvolto nella furia desolante le loro teste condannate.


La rivoluzione francese del 1789 cominciò, o piuttosto quella più terribile del terrore, il regno della folla codarda, perché le folle sono sempre codarde; cominciò innanzitutto con uno o due vigliacchi, poi supportati da animali ignoranti e brutali, gretti, scansafatiche, sporchi e ubriachi, che si armano di tutto ciò che può far morire o uccidere, e scivolano da basse tane luride, come serpenti ripugnanti che mirano alla distruzione.

La regina sollecitò il re a compiere passi decisi per soffocare immediatamente la ribellione, ma egli era dell'avviso che i mezzi gentili fossero i migliori. Ella fu consigliata di volare via dalla scena del pericolo con i suoi figli, ma si rifiutò di abbandonare il marito.
La folla, incoraggiata da scarse opposizioni, odiando la regina per crimini immaginari e perché era un'austriaca si affollò intorno al palazzo a Versailles, macellava i suoi soldati e la invitò a mostrarsi sul balcone. Un amico si gettò davanti a lei, la pregava di non rischiare la sua vita e si offrì di andare al suo posto: ella rifiutò la sua generosa protezione, prese i suoi due figlioli, Marie Theresa, di undici anni, e Louis Charles, che aveva otto anni, e obbedì alla chiamata della plebaglia pensando di muoverli a compassione nel vedere questi poveri piccoli innocenti, non aveva ancora imparato che la pietà non esiste in una folla. Le grida, rauche e brutali gridavano: "Via con i bambini!" 

Senza alcuna esitazione o un cambiamento di espressione nel volto, li mandò via e rimase sola, sublime nel suo coraggio. Il suo cuore si gonfiò con un impulso eroico, che l'ineducata, rude massa davanti a lei non si era mai neppure sognata. Quella donna nobile non si affrettò neppure si scoraggiò  presagendo quella che era probabilmente una morte certa e improvvisa. Le sue mani erano intrecciate, gli occhi si sollevavano verso l'alto, e in volto aveva un'espressione di orgoglio alto e sereno. Vi fu quindi un momento di intenso silenzio. Dio, guardando questo mondo misto, ha mai visto un atto più coraggioso di quello della regina, che era lì pronta a darsi quale riscatto per la sua famiglia? E neppure gli angeli proveranno silente ammirazione? E sarebbe strano se, per un istante, la musica delle sfere si fosse chetata? Immobile come di marmo stava la leggiadra, eroica regina.


La folla malvagia era sconvolta. Amarono un coraggio che sarebbe stato impossibile in ciascuno di loro e all'improvviso, senza comprendere cosa stavano facendo, gridarono: "Che viva la regina! Che viva la regina! "

L'effetto dell'eroismo di Marie Antoinette fu di breve durata su queste creature brutali, poiché chiesero che Luigi XVI tornasse con loro alla città. La moglie fedele non avrebbe per un momento abbandonato il marito nel pericolo. Lo accompagnò con i suoi figli. Trenta mila creature circondarono la loro carrozza - animali umani, incomparabilmente più crudeli e sanguigni di lupi affamati: i loro occhi feroci brillavano di malignità ed un'espressione demoniaca era sui loro volti induriti; i loro lineamenti grossolani ed irregolari divennero sempre più distorti, costoro erano come un gruppo di fantasmi che si allontanavano dalle regioni infernali assumendo le forme di uomini e donne. Cantavano canzoni oscene per insultare la regina e i loro cori erano risate maniacali, più spaventose delle urla di bestie selvagge. Hanno strillato, hanno gridato lamenti, hanno ucciso gli amici della coppia reale e ne hanno tenuto le teste spaventose sulle punte delle lance davanti alle finestre della carrozza imperiale. La regina coraggiosa si sedette accanto al marito, il suo ragazzo sul ginocchio, e con una voce calma cercava di lenire il suo infantile terrore.


Durante i successivi due anni furono trattati come poco più che prigionieri nelle prigioni delle Tuileries e St.Cloud, circondati da una guardia nazionale che sembrava voler dare loro protezione, ma in realtà era lì per tenerli prigionieri. Era inutile che la regina sollecitasse il marito ad usare misure attive per scoraggiare l'insurrezione, invano lo invitò a usare la sua autorità oppure a fuggire alle frontiere.
Egli poteva sopportare coraggiosamente, ma sembrava incapace di intervenire tempestivamente ed inoltre, credeva di poter soddisfare il popolo ripetutamente cedendo alle sue richieste. Avrebbe anche provato a spegnere le fiamme che avanzavano versando su di loro olio. Vedendo che non poteva indurre il marito a mettere in atto misure attive, Marie Antoinette sopportava queste prove con calma forza ed allegria, insegnando ai suoi figli o impiegandosi nel ricamo. Furono orditi piani per la loro fuga dai loro amici, ma furono scoperti e chi li progettò morì, ed il re lasciò impuniti coloro che fecero ciò, come se la sua mente fosse troppo ottusa per consentirgli di comprendere rapidamente.
(N.d.T. a lato: Marie Antoinette à la Conciergerie)

Non è certo facile comprendere la passività della sua natura, ma persino lui, quando l'Assemblea Nazionale denunciò i sovrani come traditori del loro paese, accusandolo falsamente di incoraggiare una riunione dei poteri alleati per abbattere la ribellione, fu finalmente indotto in fuga.
Si travestirono e scappano dalle loro stanze il 20 giugno 1791, alle 11 di sera. Furono guidati il ​​resto di quella notte e il giorno successivo in carrozze con cambio di cavalli e la sera giunsero a Varennes, a centottanta miglia da Parigi. Erano stati scoperti prima di raggiungere quel posto e trovarono chi già li attendeva. In vano il re si rivolse al popolo: la famiglia reale fu catturata e costretta a tornare il giorno successivo.


La regina passò quella notte prima del loro ritorno nella casa del sindaco. Era una notte di intensa angoscia. Aveva tanto sognato ultimamente di libertà, e ora tornare in una prigionia sembrava motivo di disperazione più che mai! Terribili e sorprendentemente distinte erano le apprensioni che ella si vedeva davanti, non per lei, ma per coloro che le erano più cari della sua stessa vita: suo marito ed i suoi figli. Che lunga notte di inquantificabile agonia fu quella! I secondi erano come rintocchi funebri soffocati e momenti sembravano fermarsi. Una veglia sovrannaturale le tenne aperti gli occhi, il suo cervello le dava le vertigini per il dolore, il suo cuore pulsava forte e irregolarmente. Temeva i terribili orrori che la sua immaginazione vivida aveva modellato con una tale, allarmante lucidità. Lentamente si allontanava quella eternità di guai. La luce del giorno tremava tremendamente sulle suo volto emaciato, sui suoi capelli spettinati. Meccanicamente sollevò la massa pesante dalle spalle, guardandola. Pallide, le dita fantasmatiche erano state al lavoro con le abbondanti trecce che erano ieri un bel castano, e le avevano sbiancate di fino a renderle come se fossero innevate. Il ritorno a Parigi, seguito dalla folla, era come il loro precedente viaggio a Versailles, solo la distanza era molto più lunga e la loro disperazione era molto più grande ed il loro esaurimento e la loro stanchezza ben più avvertiti.

La violenza della folla era ormai legge. Il re fu detronizzato e imprigionato con la sua famiglia nel monastero dei Feuillants. Successivamente furono messi in una fortezza oscura chiamata Tempio. La Francia era in questo momento immersa in una scena di terrore, il sangue scorreva liberamente per le strade, e solo le pareti della prigione avevano trattenuto la marmaglia furiosa dall'uccidere l'infelice famiglia reale. Nella loro prigione tenebrosa, uno per uno, i loro 'agi' furono loro sottratti. Infine il re fu giustiziato. Poi tolsero alla regina il suo figliolo ed ella resistette a tale crudeltà con la furia di una leonessa ferita; poi, quando le sottrassero anche la figlia, mostrò la calma della disperazione.

Lei stessa fu al fine condannata alla ghigliottina il 14 ottobre 1793: accettò il suo destino dimostrandosi ancora una volta coraggiosa, orgogliosa e nobile regina: appariva calma, di umore sollevato e dignitoso davanti alla corte ed in mezzo a masse rumorose e folle, ascoltando le false accuse mosse contro di lei, senza degnarsi di rispondere ad una parola in propria difesa, e ricevette la sua sentenza con la stessa indifferenza fredda ed augusta. Dormì profondamente prima della sua esecuzione. Quando si svegliò indossò un abito bianco, ed una cuffia con un nastro nero sul capo.


Alle ore 11 le sue mani furono legate, e fu trasportata su di un rozzo carrello traballante attraverso la folla che sembrava una truppa di spettri nell'aria nebbiosa di quel giorno freddo e umido. Con stesso spirito dimesso e coraggioso di cui si era fatta carico di tutti i capovolgimenti del suo destino, udì le grida della moltitudine, "Giù l'austriaca!"
Dopo esser salita sul patibolo, si inginocchiò e disse in tono chiaro e squillante: "Signore, illumina ed addolcisci i cuori dei miei carnefici! Adieu, figli miei! Vado a unirmi a vostro padre".
I suoi figli, nelle loro prigioni, non potevano sentire l'ultimo addio terreno proveniente dalle labbra di una madre affettuosa e amorosa, ma può essere che abbiano avvertito il suo potere nei momenti di calma elevata che Dio dà spesso a coloro che sono soggetti a provare più difficoltà, perché l'anima parla all'anima dell'amato, e si capiscono anche se i loro corpi possono essere largamente separati.
Un altro istante e la lama tagliente cadde e il suo spirito libero raggiunse quello del marito in quel mondo più giusto e leggiadro ancor di quanto i poeti mai sognarono. E mentre le inondazioni di gloria si rafforzavano, si espandevano e  rallegravano la sua anima, ella capì come e perché le sue sofferenze terrene furono necessarie per accrescere e moltiplicare la sua beatitudine celeste. (N.d.T. sopra: Marie Antoinette on the way to her execution by Francois Flameng. 1887)


Godey's Lady's Book, March 1877, pag.248 - 252


Spero di non avervi annoiati, miei cari amici e lettori, con questa lunga lettura, ma mi sembrava davvero un peccato non riportare questo articolo, talmente ben scritto, nella sua interezza.



Con ciò vi lascio con il mio più sentito ringraziamento augurandovi tutto il meglio per questa vostra giornata d'estate



a presto 💕











When we look back at History and its characters we deal with the critics and historians closest to our times, to the most modern authorities, but have you ever wondered how certain characters who made history appeared in the eyes of the very ones who told their lives, i.e. to biographers who immediately followed them and how much their optic was influenced by the culture of their time ?



- picture 1 -  Dal film Marie Antoinette di Sofia Coppola, 2006. 

Searching on the web I came across a short biography of the Austrian queen of the French people, Marie Antoinette, published on No.94 of GODEY'S LADIES BOOK AND MAGAZINE, (March 1877); exactly 140 years ago, Mrs. JOSEPHINE ROBBINS FULLER wrote this article, partly looking like a novel, but faithful to the historical facts that led 
the French rulers to the Revolution and the guillotine, which allows us to come into direct contact with the romantic climate and with the values of which Victorianism was entangled: the importance of love and marital fidelity, the blessing of the family union seen as the promotion of heavenly blessing, modesty, humility, serene endurance of pain as a means of promoting celestial beauty. Let's read it together ...



Crowns have many thorns, cruel thorns that not infrequently pierce the wearer to death. Marie Antoinette learned all the bitterness of this sad truth. She first opened her eyes in the palace at Vienna, November 2, 1755. She was the youngest daughter of the Emperor Francis, and the Empress Maria Theresa of Austria. Her childhood was peaceful and happy amongst her brothers and sisters. She saw little of her stately mother, and her father died when she was only ten years old. She had an irrepressible propensity for fun and amusement, but possessed not that love and aptitude for the acquisition of book knowledge, without which teachers are in vain, and opportunities well-nigh useless.



- picture 2  on the left - Italian was the only language that she could speak and write, although later, she learned to converse in French. She was ignorant of history, philosophy, even of her own native German. In after years she keenly felt her deficiencies, yet she nowhere discovers the weakness, so common to little minds, that of being envious or jealous of others more fortunate than herself in these things.
When she was fifteen years old she was married to Louis Charles, heir apparent of the French throne. She was at this time very graceful and lovely, full of vivacity, and apt at repartee. She was tall, her movements easy and majestic, and there was something in the way she carried her head, in the spirited, animated expression of her countenance, in the very curve of her stately neck, that told you she could do and dare all that was heroic, if occasion required. Her prominent nose and cheek bones, though they marred the regularity of her features, added to the energetic expression of the face. Her hair was a light auburn color, and her eyes blue, frank, and sparkling. Her full lips, often parted by merry smiles, disclosed handsome teeth. Her high, broad forehead and arched eyebrows seemed suggestive of the ready mirthfulness that dimpled her cheeks, and the witty sayings that fell like pearls from her mouth.

It was almost impossible to make a stiff woman of society of this free, wild, impulsive creature. She horrified ceremonious individuals by her reckless disregard of etiquette, disgusted intellectual circles by her ignorance, and prejudiced the mass of French people against her by her excessive frivolity and extravagance. She was, however, sincere and kind-hearted, and would not do what she considered wrong. Her husband resembled her only in the latter qualifications. He liked books and retirement, yet he was too wise to interfere with his wife’s pleasures, he had too much judgment and delicacy to say, “Behold my way of doing, act thou right, like myself.”
Their marriage had been one of policy, and such unions have their advantages, for if the young couple have no opportunity to fancy that they are ill a grand passion, they likewise have not the unhappiness so often known, that of recovering from their delusion after living together a few weeks. The young husband kept on in his own quiet pursuits, studied his wife at a respectful distance; saw that she was lovable, and possessed many traits worthy of admiration, and he patiently waited for her love.

After she had been married seven years, the gay butterfly, wearied of her artificial life, folded her wings and lovingly nestled close to her husband’s heart. He gladly welcomed her, and in return, gave her a strong, honest manly affection. Theirs had become the love that beautifies both palace and hovel. No element was in it that could mar its glory. No remorse with slow and deadly creep turned each sweetness into gall as soon as tasted. No warning conscience forbade pleasant reveries of the beloved, or the presence that was bliss.



- picture 3 on the right - Their attachment was founded on perfect knowledge of each other, and respect for the real good in the character of each. They did not vex and annoy each other with the many trifles and shallow jealousies that some couples are so ingenious in finding. Their love was deep and sincere, a love that met with God’s approving smile, that ennobled, purified, and made fit for heaven. No more indefinable sadness, no more loneliness of heart, no more unsatisfied yearning was theirs, but a fullness, a completeness, a blessedness that rounded out all their capacities for the enjoyment of life. In such a love, what thousands of bright, fresh, new hopes spring up in the spirit; how all the capabilities of the soul for wisdom are strengthened! Rare indeed is such an attachment, although it is perhaps prized more than either wealth, fame, or knowledge by the majority of mankind.

The queen valued it more than she did the costliest of her jewels, and fairly lived in the devotion of her husband. Beautiful children grew around this affectionate hearth, binding still closer together the hearts of their parents. No outward clouds could ever darken the soft, mellow, amber-tinted happiness of such a union. Danger would only more closely attach the two, and adverse fates would be felt only for the sake of the beloved. Thus they lived for twelve years without sorrow, except when they mourned the death of two of their children, and even such a bereavement loses half its poignancy when the heart is filled with conjugal affection.

It is always a pleasure to contemplate the felicity of good people, and we will glance at them in one of their happiest moods. Marie Antoinette was seated in a fauteuil, in a luxuriously-furnished boudoir in her little palace, the Trianon within the bounds of Versailles. Her attire was a simple white dress, her hair was arranged in a plain and becoming manner, and she wore no jewelry. Her children were seated on each side of her. One arm was wound around her son, whilst her little daughter toyed with the disengaged hand. The king sat opposite them holding an open book, which he closed when his wife signified her wish to converse with him.
The warm summer air was tempered by a gay, breezy, frolicsome wind, which bore on its fleecy wings an echo, as it were, of some delicious, dreamy, poetic refrain. It playfully touched the queen’s fair brow, and the loose locks of her children. She looked out of the window into the tranquil blue above, and gave herself up to the influence of the scene. 

There are in this world moments of such exquisite rapture, when it seems as if the heavens were bent low, and the whole world wears an aspect of such new, rare, and divine loveliness, that we scarcely breathe with blissful awe; thought is suspended, and we are borne far above reality by waves of fanciful, ecstatic emotion.
Perhaps this is one of the blessings reserved for the saints in heaven, and we are permitted such foretastes of bliss in order to convince us how greatly celestial felicity can excel the beatitude of every other. For such moments, although they make life very delightful, likewise preach to us eloquently of the joys of a heavenly existence. The queen felt this as she gazed out on the sailing clouds, with their quaintly-changing shapes. After a few moments, she exclaimed:



- picture 4 - The Hameau de la Reine Marie Therese & Louis Charles with temple of Love in background



“My dear Louis, how potent must be the charm of your book, when it can win you from all the living, wonderful beauty so freely displayed in these delightful views from our window.”

“My book has no such spell as your voice, my enchantress,” answered the gallant husband, as he closed the volume, and the habitual melancholy left his brow, whilst a subdued expression of genuine fondness stole over his agreeable features.

“I thank you for what you say, with all my heart, for I know that you are sincere,” replied Marie Antoinette, as a look of wifely tenderness irradiated her expressive face. “It is so delightful,” she continued, “to have one true, noble, loving friend in this false, hollow, artificial sphere of ours.”

“I’m glad you find it so,” returned tile king, with voice and eyes that bespoke grateful emotion.

“Is not this your experience, likewise?” she asked with simple frankness.

“It is,” responded the husband. “I was a stranger to real happiness until I knew a true affection for yourself, and received the same from you; but then I never could make an admired and attractive figure in any gay assembly.”

“Thanks for your implied compliment to myself,” laughingly rejoined the queen. “I own that I find plenty of fun, and a degree of enjoyment in amusing society, but it is never deep, satisfying happiness like the quiet hours I spend with you and the children. These awaken all that is noble in my nature; whilst amongst frivolous persons I only see something to make me laugh; and you will pardon me, when I tell you that people are very comical in the French court.”

“Why do you think so?” asked the king, a little national jealousy traceable in his tones.

“Their manners are so prim, not at all like the graceful freedom of our gay courtiers in Vienna. Many of the French ladies seem like mechanical machines that have been patented, and warranted to move, act, and look in just such a way.”

“Can we blame them if they have been so trained?” was the thoughtful response of the king.

“No; but those artificial dames do find fault with me, who never have been caged and tamed,” rejoined Marie Antoinette, with an arch, merry smile.

“How do you know?” questioned the king, in a tone in which was mingled some concern.

“By their looks and appearance generally,” rattled the queen, in a lively manner. “When one of my young friends, the other day, played pranks behind the backs of the formal dowagers, who looked as if each had swallowed an unbending poker the whole length of herself, so stiff and precise were they; the mimicking marchioness appeared so droll that I inconsiderately laughed. You ought to have seen the scandalized regards that were turned towards me.”

“But that is only one instance, my Marie.”

“I could tell you many others, for whenever I break any of the absurd court rules, the ladies’ faces seem to say, ‘Behold the Tartar!'” The king looked down musingly. “I’m free to confess,” said Marie Antoinette, with her habitual frankness, “that perhaps the main reason why I dislike the French court is because it is my enemy. Yet I do think that where people have sufficient ideality in their natures to avoid acts of grossness, that easy and unconstrained manners are preferable to such grotesque starchiness.”

“Doubtless they are,” answered Louis; “but all people have not ideality. Many, too, have very 
cruel dispositions, and it is necessary for the benefit of society that the animals conceal their sharp claws under long cloaks.”

“I presume that you are right. I’m no more of a philosopher than scholar,” sighed Marie Antoinette.

“But your’re a wise teacher,” answered the husband, with a tender smile.

“Pardon, I don’t understand.”

“You have taught a man, not too susceptible of affection, all that is meant by love.”

“I first learned the lesson from my pupil,” replied the queen, archly.

“I’m as flattered as happy,” responded Louis, “for although I never knew the kind of trouble Spencer talks about when he begins with

‘Full little knowest thou, that hast not tried,
What hell it is in suing long to bide.’

Yet a gentle melancholy always lingered with me, until I loved you, and knew that in return I was by you beloved. Now I feel that even if sorrow should come to me, so long as I had your love, I could never be entirely wretched.”

“I am so well contented with the present, that I have never any gloomy forebodings of the future,” was the cheerful answer of the happy wife.

“Nor I either, my beautiful queen,” rejoined the fond husband.



- picture 5 - Louise Campbell Clay, Marie Antoinette (1755-93) after Vigee-Lebrun



This was true. Louis XVI. and Marie Antoinette were so happy in each other’s society, that they heeded not the low, angry mutterings of the frightful storm, that was soon to break in desolating fury over their doomed heads.
The French Revolution of 1789 began, or rather that most dreadful of terrors, the reign of cowardly mobs. For mobs are always cowardly; started in the first place by one or two cowards, then augmented by ignorant, brutal human animals, ragged, idle, filthy, and drunken, that arm themselves with whatever can maim or kill, and creep from low, dirty dens, like loathsome serpents bent on destruction.
The queen urged the king to take decided steps to at once quell the rebellion. But he was of opinion that gentle means were best. She was advised to fly from the scene of danger with her children, but she refused to desert her husband.

The mob, emboldened by scarcely any opposition, hating the queen for imaginary crimes, and because she was an Austrian, crowded around the palace at Versailles, butchered her soldiers, and called upon her to show herself in the balcony. A friend threw himself before her, entreated her not thus to risk her life, and offered to go in her place. She refused his generous protection, took her two children, Marie Theresa, who was eleven, and Louis Charles, who was eight years old, and obeyed the call of the rabble. She thought to move their compassion at the sight of these tender innocents. She had yet to learn that pity does not exist in a mob. Hoarse, rough, brutal voices shouted, “Away with the children!” 

Without any hesitation or a change of countenance, she sent them away, and stood alone, sublime in her fearlessness. Her heart swelled with an heroic impulse of which the rude, ruffianly concourse before her never dreamed. That noble woman shrank not nor quailed from what was in all probability certain and sudden death. Her hands were clasped, her eyes lifted upwards, and an expression of lofty and serene elevation was in her face. There was a moment of intense stillness. Has God, in looking down on this mixed world, ever witnessed a braver act than that of the queen, who stood there prepared to give herself a ransom for her family? Would not even angels feel mute admiration? and would it be strange if, for one instant, the music of the spheres were stilled? Immovable as marble stood the fair, heroic queen.

The misguided crowd were abashed. They admired a courage that would have been impossible in any of their number; and suddenly, hardly realizing what they did, they screamed, “Live the queen! live the queen!”
The effect of Marie Antoinette’s heroism was of short duration on these brutal creatures. They demanded that Louis XVI. should return with them to the city. The faithful wife would not for a moment forsake her husband in his peril. She accompanied him with her children. Thirty thousand creatures surrounded their carriage— human animals, incomparably more cruel and bloodthirsty than hungry wolves. Their fierce eyes gleamed with malignity; a demoniac expression was on their hardened visages; their coarse, irregular features grew every moment more distorted; they were like a band of fiends let loose from tile infernal regions. And these creatures wore the forms of men and women. They sang obscene songs to insult the queen, and their choruses were maniacal laughter, more appalling than the yells of wild beasts could be. They shrieked, they howled, they murdered the friends of the royal couple, and held the ghastly heads on pikes before the windows of the imperial carriage. The brave queen sat close beside her husband, her boy on her knee, and with a calm voice soothed his childish terrors.



- picture 6 on the left - During the two succeeding years these royal persons were but little more than captives in the Tuileries and St. Cloud. They were surrounded by a national guard under pretence of giving them protection, but in reality to keep them prisoners. It was in vain that the queen urged her husband to use active measures for quelling the insurrection; in vain she urged him to use his authority, or else flee to the frontiers.
He could bravely endure, but he seemed incapable of prompt action. Besides, he believed that he could satisfy the people by repeatedly yielding to their demands. He might as well have tried to extinguish raging flames by pouring on them oil. Finding that she could not induce her husband to use active measures, Marie Antoinette bore her trials with calm fortitude and unwavering cheerfulness, teaching her children, or employing herself with embroidery. Plans were formed by their friends for their escape, but they were discovered and the originators put to death, or the slow king suffered them to go by unimproved, as if his mind was too obtuse to enable him to quickly comprehend them.

It is certainly not easy to understand the passiveness of his nature. But even he, when the National Assembly denounced their sovereigns as traitors to their country, falsely accusing them of inciting a rally of the allied powers to put down the rebellion, was at last moved to flight.
They disguised themselves and escaped from their rooms June 20th, 1791, at 11 o’clock in the evening. They were driven the remainder of that night and the next day in carriages with relays of horses. They arrived in the evening at Varennes, one hundred and eighty miles from Paris. They had been discovered before reaching that place, and intelligence of their approach sent in advance. In vain the king appealed to the people; the royal family were arrested, and were obliged to return the next day.

The queen spent that night preceding their return in the Mayor’s house. It was a night of intense anguish. She had so lately dreamed of freedom, and now to go back to a captivity more hopeless than ever! Terrible and startlingly distinct were the fearful apprehensions that came before her; not for herself, but for those who were dearer to her than life— her husband and children. What a long night of unutterable agony it was! The seconds were like muffled knells, and the moments seemed to stand still. A preternatural wakefulness strained wide open her eyes, her brain was dizzy with pain, her heart throbbed loud and irregularly. She dreaded the gloomy horrors that her vivid imagination fashioned with such alarming distinctness. Slowly crept away that eternity of woe. The daylight fell tremulously on her haggard features, on her dishevelled hair. Mechanically she raised the heavy mass from her shoulders, mechanically looked at it. Pale, phantom fingers had been at work with the abundant tresses that were yesterday a beautiful brown, and had blanched them to a snowy whiteness. The return to Paris, followed by the mob, was like their former journey to Versailles, only the distance was so much farther, their hopelessness so much greater, and their consequent exhaustion and weariness so much more felt.

Mob violence was now law. The king was dethroned, and imprisoned with his family in the monastery of the Feuillants. Afterwards they were put in a dark fortress called the Temple. France was at this time one scene of terror; blood flowed freely in the streets, and only the dungeon walls kept the infuriated mob from murdering the royal family outright. In their gloomy prison, one by one, their comforts were taken from them. Finally the king was executed. Then they removed her son from the queen. She resisted this cruelty with the fury of a wounded lioness. Afterwards, when they took away her daughter, she displayed the calmness of despair.
She herself was at last sentenced to be guillotined on the 14th of October, 1793. She bore her fate like the brave, proud, noble queen that she was. She stood calmly, with a lofty and dignified mien, before the tribunal, amid noisy and jubilant crowds, heard the false charges against her without deigning to answer a word in her defence, and received her sentence with the same cold and august indifference. She slept soundly before her execution. After she was awakened she arrayed herself in a white dress, with a cap and black ribbon on her head.



- picture 7 on the right - At 11 o’clock her hands were bound, and she was jolted in a rough cart through the crowd, that looked like troops of spectres in the misty air of that cold, damp day. In the same tameless, courageous spirit with which she had borne all her reverses, she heard the shouts of the multitude, “Down with the Austrian!”
After she ascended the scaffold she knelt and said, in clear, silvery tones, “Lord, enlighten and soften the hearts of my executioners! Adieu, my children! I go to join your father.”
Her children in their dungeons could not hear this last earthly farewell from the lips of a fond, loving mother; but it may be that they felt its influence in the moments of elevated calm that God so often gives to those most sorely tried, for soul speaks to soul of the beloved, and is understood, though their bodies may be widely separated.
Another instant the sharp blade fell, and her freed spirit was held close to her husband’s in that beautiful world fairer than poets have ever dreamed. And, as the floods of glory strengthened, expanded, and rejoiced her soul, she understood why and how it was that her earthly sufferings were necessary to intensify her bliss in heaven.


Source: Godey's Lady's Book, March 1877, pag.248 - 252




I do hope not to have bored you, dear ones, with this long reading, but I thought it to be really a pity not to bring this article, so well written, in its entirety !



With this I leave you with my most heartfelt thanks, 
wishing you all my best for this Summer day,


see you soon 💕












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venerdì 16 giugno 2017

EARLY VICTORIAN AGE (1837 - 1848): New Fashion for Dressing the Hair.



As soon as she ascended the throne, on June 20th, 1837, Queen Victoria became immediately a model to be admired and emulated for all the people whom she had been called to govern.



Not very interested in fashion expecially as for clothings (HERE you may read the post about Queen Victoria's gownsfor which she was quite careful about the practicality and ofthe chose fabrics in fanciful and large patterns that emphasized her low height (remember that she did not reach 1.50 mt.), the way in which heir head was dressed and her way of life, her ideas about the family, culture, politics and religion dictated instead law making of her the paradigm of what we now call the Victorian era.

It was what became apparently named the 'QUEEN OF THE PEOPLE' the first to show herself cumbed in a so innovative way for the era, and immediately this hairdresser became fashionable for Ladies both of the old and of the new continent: left behind the artifice of Georgian hairstyles and the latest wigs that were still worn in the Regency's era, Victoria, a sublime hymn to simplicity, still very young, wore a hairstyle that we will see rediscovered in numerous portraits of the age belonging to ladys belonging to both the aristocracy and the moderate middle class, both to the nascent bourgeois class.

And this was the ideal for fashion hats that came from Paris for those years that marked the very dawn of the Victorian period


As we can see from the prints that appeared around the '40s of 1800 on one of the most sought after family magazines, always up to date with the latest details of French fashion, THE GODEY'S LADY'S BOOK, that we already had the chance to see together (HERE you may read the post about THE GODEY'S LADY'S BOOK AND MAGAZINE)


October 1840




August 1843



But let's see in detail how the long hair that was the pride of each lady of the time was combed; generally the hair was divided into the center with a line that stood on the top of the head; the two shapes that were obtained so laterally to the face were gently accompanied and pinned on the head, often with the aid of braids that represented the true novelty of this period,


The Amber Necklace, 1840, by Emanuel Gottlieb Leutze (1816-1868)



even though some Ladies still loved to keep curls and dense curlings


The Three Robinson Sisters, 1846, by George Theodore Berthon





Reventlow sisters, Countesses Hilda Sophie Charlotte in pink and Malvina Anny Louise in white by August Heinrich Georg Schiøtt 




which was the constant norm for framing the face in the hairstyles belonging to the Regency era (let's think of all the Period Dramas that brought Jane Austen's novels directly into our homes!), the important thing was to partially or totally cover the ears, considered little 'decorative ' to show; the rest of the hair, which remained on the back of the head, was tied in a broad and soft chignon, lower and more 'crushed' than those we know belonged to Regency's hairstyles and that would not fit the hats that were stylish just in those days!

The result was really delicate and impressive, though it took just a little time to get it, and framed one's face softening its features, even the hardest ones.


Victorian hairstyles, 1840s




Mary Matthews (1823–1890), by Madame de La Chere Marcel-Antoine Verdier (1817–1856)





Portrait de Mathilde Wesendonck, by Karl Ferdinand Sohn (German, 1805-1867)




What I wrote above represent the hairstyle featured in its essential lines, from which it could start the fantasy by adding one's artistic and creative touch, as shown by THE LADY'S MAGAZINE, which, in the Spring of 1837, suggested three new hairstyles which became immediately popular:


The style of coiffure of the first three heads is precisely the same, the first being ornamented with a bandeau of pearls — the second which gives the coiffure in front with flowers, and the third likewise with flowers, giving the back of the other two. The hair for this coiffure is brought in smooth bands, as low as possible, at the sides of the face, where after forming a kind of chignon at each side, it is turned up again (see plate); the back hair is tied very low, and formed into a single coque or bow, surrounded by braids and circles of hair, an ornamented arrow runs through the whole; three full blown white roses are placed at each side of the face.”



Preparing for court presentation, 1847




This kind of hairstyle represents a sort of forced step to reach those of the Middle - Victorian period (1848 - 1870), characterized by hair more tied and pointed on the head that will leave the ears uncovered, often ornamented with earrings, small or quite garish, and interlaces that will replace the chignon.


But coming back to our hairstyle, another strange alternative was represented by replacing the simple row with a double row that gave the possibility of obtaining a further lock of hair on the top of the head - giving thus the possibility to obtain more volume to the hairstyle - that went tied with the back ones.



Portrait of Frederika Arnold by Adolph von Menzel



Of this kind is the hairstyle that is shown in the video that I'm going to propose you, where we see at work the historic Ruth Goodman who has a specific preparation about the British Victorian period.




And I wonder if some of my readers with a particularly long and flourishing hair like to comb their hair in the warm heat; if so, don't forget to keep arab rubber, rhum and rose oil to prepare the most natural fixer we could ever think of today and which was used during the Victorian age to keep in the fold for hours the hair of the fashionable Ladies, even during the most excited balls.


In the hope to have entertained you in a nice way, I'm wishing you all my best,

before than taking my leave of you with the most sincere thanks !


See you soon 💕
















Non appena salì al trono, il 20 giugno del 1837, la Regina Victoria divenne immediatamente un modello da ammirare e da emulare in fatto di costume per tutto il popolo che era stata chiamata a governare.




- immagine 1 - Ritratto di una giovane Regina Victoria appena salita al trono






Non molto interessata alla moda per quanto concerneva l'abbigliamento, 
( clicca QUI se hai piacere di leggere il post sugli abiti della regina Victoriaper il quale ella era piuttosto attenta alla praticità scegliendo addirittura sovente tessuti in fantasie sgargianti e di grandi dimensioni che enfatizzavano la sua statura inferiore alla media ( ricordiamo che ella non raggiungeva 1.50 mt.), il modo in cui si ornava il capo ed il suo modo di vivere, le sue concezioni circa la famiglia, la cultura, la politica, la religione dettarono invece legge divenendo il paradigma di quello che noi oggi definiamo epoca vittoriana.

Fu quella che divenne, a ragion veduta, nominata la 'REGINA DEL POPOLO', la prima a mostrarsi acconciata in un modo per l'epoca innovativo, e che subito divenne moda per le Ladies sia del vecchio che del nuovo continente: superata l'artificiosità delle acconciature georgiane e deposte le ultime parrucche che ancora taluni indossavano in epoca Regency, Victoria, quale inno sublime alla semplicità, ancora giovanissima, fece propria una pettinatura che vedremo ripetersi con ridondanza in numerosi ritratti dell'epoca appartenenti sia all'aristocrazia che alla classe medio agiata, sia alla nascente classe borghese.



Ed era questa la pettinatura ideale per i capellini che la moda proveniente da Parigi proponeva per quegli anni che segnarono gli albori del periodo vittoriano





- immagine 2 - Cappellini alla moda parigina risalenti al primo periodo vittoriano



come possiamo evincere anche da quanto presentavano le stampe che apparivano intorno agli anni '40 del 1800 su una delle più ricercate riviste per la famiglia, sempre al passo con i tempi circa gli ultimi dettagli della moda francese, il THE GODEY'S LADY'S BOOK che già tempo fa abbiamo avuto occasione di vedere insieme (clicca QUI se hai piacere di leggere il post che tratta del Godey's Lady's Book and Magazine)





- immagine 3 e 4 - Stampe tratte dal Godey's Lady's Book and Magazine




Ma vediamo nel dettaglio come andavano pettinate le lunghe chiome che costituivano l'orgoglio di ogni Lady del tempo: generalmente i capelli andavano divisi nel centro con una riga che si fermava sulla sommità del capo; le due ciocche che si ottenevano così lateralmente al viso venivano dolcemente accompagnate ed appuntate sul capo, spesso con l'ausilio di trecce che rappresentano la vera novità di questo periodo,




- immagine 5 - The Amber Necklace, 1840, by Emanuel Gottlieb Leutze (1816-1868)




anche se talune Ladies amano conservare i boccoli e le fitte arricciature 



- immagine 6 - The Three Robinson Sisters, 1846, by George Theodore Berthon 

- immagine 7 - Reventlow sisters, Countesses Hilda Sophie Charlotte in pink and Malvina Anny Louise in white by August Heinrich Georg Schiøtt 





che erano la norma costante con cui incorniciare il viso nelle acconciature Regency
(pensiamo a tutti i Period Drama che hanno portato i romanzi di Jane Austen direttamente nelle nostre case !), l'importante era coprire parzialmente o totalmente le orecchie, considerate poco 'decorative' da mostrare; il resto della capigliatura, che rimaneva sul retro del capo, veniva legata in un ampio e morbido chignon, più basso e più 'schiacciato' di quello che conosciamo appartenere alle acconciature Regency  e che mal si adatterebbe ai cappellini che erano in auge al tempo !

Il risultato era davvero delicato e di grande effetto, nonostante richiedesse poco tempo per essere ottenuto, ed incorniciava il viso addolcendone i lineamenti, persino quelli più duri.



- immagine 8 - Victorian hairstyles, 1840s

- immagine 9 - Mary Matthews (1823–1890), by Madame de La Chere Marcel-Antoine Verdier (1817–1856)


- immagine 10 - Portrait de Mathilde Wesendonck, by Karl Ferdinand Sohn (German, 1805-1867)





Quanto suddetto rappresentava questa acconciature nelle sue linee essenziali, da cui poteva partire la fantasia aggiungendo il suo tocco artistico e creativo, come ci dimostra il THE LADY'S MAGAZINE che, nella primavera del 1837, propone tre nuove acconciature divenute immediatamente popolari:




- immagine 11




"Lo stile di coiffure delle prime tre teste è esattamente lo stesso: la prima è ornata con un bandeau di perle, la seconda orna l'acconciatura davanti con fiori e la terza sempre con fiori, dà la schiena alle altre due. I capelli per questa coiffure vengono portati in bande lisce, tenute più basse possibile, ai lati del viso, dove dopo aver formato una specie di chignon da ogni lato, sale nuovamente (vedi  stampa); i capelli posteriormente sono legati molto bassi e formati in un unico coque o arco, circondati da trecce e ciocche di capelli disposte a cerchio, una freccia ornamentale lo attraversa tutto; tre rose bianche in piena fioritura sono disposte ai lati del viso".




- immagine 12 - Preparing for court presentation, 1847



Questo tipo di acconciatura rappresenta una sorta di passaggio obbligato per giungere a quelle del periodo medio - vittoriano (1848 - 1870 ), caratterizzate da ciocche legate ed appuntate più tirate sul capo che lasceranno le orecchie scoperte, spesso ornate con orecchini, ed intrecci che prenderanno il posto dello chignon.



- immagine 13 -



Ma tornando alla nostra acconciatura, un'altra estrosa alternativa era rappresentata dal sostituire alla riga semplice una doppia riga che dava la possibilità di ricavare un'ulteriore ciocca di capelli sulla sommità del capo anche anteriormente - il che dava la possibilità di conferire più volume all'acconciatura - che andava ad accompagnarsi con quella posteriore; 




- immagine 14 - Portrait of Frederika Arnold by Adolph von Menzel



di questo tipo è la pettinatura che ci viene mostrata nel video che sto per proporvi in cui vediamo all'opera la storica Ruth Goodman che vanta una preparazione specifica e di tutto rispetto proprio sul periodo vittoriano britannico.



VIDEO




E chissà che qualcuna delle mie lettrici con la capigliatura particolarmente lunga e fiorente gradisca, per l'incipiente caldo, acconciarsi i capelli in cotal modo ... se così fosse non dimenticate di munirvi di gomma arabicarhum e olio di rosa per preparare il fissatore più naturale che mai potremmo pensare oggi e che era in auge al tempo per tenere in piega per ore, anche durante i balli più concitati, le chiome delle Ladies alla moda.


Spero con ciò di avervi intrattenute in modo piacevole ed augurandovi ogni bene,
vi lascio con il mio più sentito ringraziamento


a presto 💕









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